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Far pausa sul lavoro: è importante?

Una pausa tra una pratica e l’altra: una questione importante o un dettaglio di poco rilievo nell’economia complessiva della giornata lavorativa? Openjobmetis l’ha chiesto ai suoi internauti, che non sembrano avere molti dubbi. Sì, tirare fiato per qualche minuto è imprescindibile e fors’anche rigenerante.

La pensano così l’82,9% dei partecipanti al sondaggio. Con delle differenze di sfumature. Per il 50,4% dei votanti, infatti, un piccolo stop è necessario, ma “sono sufficienti solo 5 minuti per un caffè” (1° item). Un altro 7,6% di espressi ha manifestato invece un’esigenza più forte, affermando che “sarebbe bello potersi distrarre con un’attività più ricreativa in uno spazio dedicato” (2° item). Infine, tra i sostenitori dell’esigenza di staccare, un 24,7% ha voluto appoggiare la tesi secondo la quale l’importanza di questo piccolo stop “non è abbastanza riconosciuta dal datore di lavoro” (4° item). In barba alle ormai più accreditate teorie psicologiche sull’importanza di spostare per un attimo la propria attenzione su altro per poter poi ritornare all’attività portante della giornata in modo di energico (citiamo recenti studi, come per esempio quello condotto dal dipartimento di psicologia della New York University coordinata dalla studiosa Lila Davachi, che avevano già evidenziato che grazie alle pause il cervello recupera e riesce a rendere meglio, con ricadute positive sulla produttività), una fetta pur non risibile di votanti - siamo infatti al 17% - ritiene invece che sia preferibile “non perder tempo per concludere prima il mio lavoro” (3° item). I “risparmiatori di tempo” sono per lo più uomini, ultratrentenni. Davvero eterogena la provenienza geografica delle persone che hanno dato la loro preferenza a una delle quattro proposte di posizione: da Varese a Catania il bisogno di distrarsi per un po’ sembra quasi nazionalmente condiviso. Sono state le donne, tuttavia, a prendere parola sul tema nella maggior parte delle occorrenze, rappresentando - il gentil sesso - il 73,6% del panel. Infine, una nota di approfondimento: l’87,2% dei votanti è in possesso di un titolo di studio pari o superiore al diploma, come se la sensibilità verso le tematiche di buon trattamento del lavoratore sul posto di lavoro andasse di pari passo con il suo grado di istruzione.